Rilocazioni

La convergenza porta i media a sovrapporsi e ad integrarsi. Leggiamo il giornale sul nostro computer, sentiamo la radio sul nostro telefonino, vediamo un film sullo schermo televisivo. Ciò tuttavia non significa la fine dei media: se è vero che essi non si legano più ad un supporto o ad una tecnologia esclusivi, è anche vero che continuano a possedere una loro identità, legata al tipo di esperienza che sanno offrire. Il giornale continua ad esistere, anche in assenza di carta stampata, perché continua ad esistere un certo modo di raccontare il mondo quotidianamente. La radio perché rimane un certo modo di ascoltare voci e suoni. Il cinema perché continua a esistere un certo modo di vedere le cose. La rilocazione è quel movimento che consente ai media di funzionare in nuovi ambienti e su nuove piattaforme facendo rivivere l'esperienza che era ad essi connessa. Il concetto di rilocazione mi sembra importante per tre ragioni: fa vedere la permanenza dentro il grande processo di cambiamento; evidenzia la dimensione esperienziale rispetto a quella tecnologica; e infine lega i processi di ritrutturazione del paesaggio mediale al "senso del luogo" – contro un'opinione corrente, l'esperienza mediale continua ad essere fortemente "grounded", e cioè collegata allo spazio in cui si svolge, si tratti di uno spazio fisico o di uno spazio con una dimensione virtuale.

L'Ultima Cena in Piazza della Scala

Ritorno alla madrepatria. La sala cinematografica in un’epoca post-mediatica
in «Fata Morgana», 8, "Visuale", 2009

 

Esperienza

Ci sono almeno tre buoni motivi per mettere l'esperienza filmica al centro dell'attenzione. Il primo è che la visione di un film, nei diversi modi in cui si è realizzata, se per un verso costituisce appunto un'esperienza particolare, per un altro verso incide e riorienta il senso della nostra esperienza in generale. O anche come esso qualche volta arrivi a farci vedere le cose non solo "di nuovo", ma "come per la prima volta", rifondando il nostro rapporto con il mondo. O infine come il cinema sappia evidenziare aspetti inediti, mai prima focalizzati, che ci permettono una vera e propria reinterpretazione della realtà alla luce di quanto appare sullo schermo. La conclusione è che la visione quotidiana si trova spesso a seguire l'esempio della visione filmica; al punto da diventare una visione "cinematografica", e da chiedere al reale di diventare a sua volta un po' "cinematografico" per poter essere colto davvero. Il cinema è dunque il luogo di un'esperienza che ha cambiato il significato dell'esperienza.

L'esperienza filmica: qualche spunto di riflessione

 

Fiducia

La fiducia è qualcosa che per un verso investe una relazione, quella tra due parti in causa (ci si fida infatti “di” qualcuno); per un altro verso investe una temporalità, e cioè il presente o il futuro su cui si proietta l’attesa di comportamenti favorevoli, e il passato, che può essere invocato come garanzia di questa aspettativa (ci si fida di qualcuno rispetto a qualcosa che sta per accadere o accadrà, ma sulla base di quello che è accaduto)...

1. Il campo fiduciario

La fiducia si muove all’interno di un vero e proprio paradosso: da un lato essa appare come l’elemento indispensabile per costituire un qualunque rapporto interpersonale, e dunque si pone come lo sfondo di ogni comunità umana; dall’altro lato essa tuttavia appare anche come qualcosa che si costruisce con fatica entro una interazione, e che va continuamente protetta come un bene prezioso e per certi aspetti scarso. Abbiamo bisogno di fiducia per parlare di relazione e di società; e nello stesso tempo se c’è una cosa sulla quale la relazione e la società è costretta a lavorare a lungo e con cura, è il fatto che si stabilisca della fiducia. Dunque la fiducia è insieme un dato di partenza e un dato di arrivo, un presupposto e una conseguenza...

2. La sintassi della fiducia